Recensioni

“Lunula” di Fabio Amato – recensione di Ilaria Celestini

Fabio Amato poeta dell’anima tra cosmo e autentica umanità

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Pochi autori, nel panorama contemporaneo, hanno il dono di saper rappresentare un microcosmo interiore, un brandello di universo personale fatto di una grande pluralità di emozioni, che dialoga continuamente col mondo e s’interroga su di esso, lucidamente e in maniera concisa e incisiva, come riesce a fare Fabio Amato.

Nato a Milano nel 1964, siciliano nelle origini familiari, pedagogista ed educatore all’anagrafe, umanista nella quotidianità di un impegno costante e senza tregua rivolto al sostegno e alla valorizzazione dei più deboli, dei dimenticati e degli esclusi della società, i così detti ‘minimi’ del dettato evangelico.

Umanista nel senso più ampio e quasi ‘etimologico’ del termine, vale a dire di persona dedita agli studi, alla ricerca speculativa sul significato dell’esistere e soprattutto che concepisce il senso della propria scrittura e del proprio agire come servizio all’umano, alla realtà umana del contesto e del tempo in cui vive.

Poeta per inevitabile vocazione, come ineluttabile è la sua attitudine alla brevità e alla nudità dell’essenziale, nell’uso della parola poetica e nelle scelte tematiche.

La terza delle sue tre raccolte, Lunula, (del 2011, dopo Falene e Solo l’amore, rispettivamente edite nel 2007 e nel 2008), esprime in una scrittura matura, apparentemente scarna ma sempre elegante e composta, un’intensità di emozioni e uno spessore di significati che rendono questo autore degno di essere annoverato tra i grandi autori contemporanei, nella linea ideale di un’elaborazione di tipo ermetico-esistenzialista che da Ungaretti conduce a Mario Luzi.

Tra i temi dominanti troviamo gli affetti famigliari, dal poeta vissuti con estremo pudore e riserbo, ma con una forza e una tenacia invincibile e colma di gratitudine (Madre); l’amore per la terra d’origine, una Sicilia lontana fisicamente, ma i cui echi risuonano continuamente nell’anima, e nel ricorrere puntuale, in tutta la silloge, di riferimenti marini (Sicilia, Gabbiani, Tramonto); la denuncia del male di vivere che colpisce l’uomo contemporaneo, in una natura che il sistema egoistico e anti-ecologico sta distruggendo e in cui è sempre più difficile dipanare il groviglio dei nodi dell’esistenza (Vivisezione, L’urlo della terra, Implodere, Lacrime).

Il suo interrogarsi incessante sui misteri irrisolti del vivere umano, quali il dolore innocente e la sofferenza del giusto (Sacco e Vanzetti), il suo senso cosmico di appartenenza al genere umano e all’infinito universo (Libertà, Aironi, Riflesso), la sua devozione all’amore e all’essere amato a cui si avvicina con immenso rispetto (Lunula, ‘piccola luna’, [lett.: ‘falce di luna’], da cui il titolo della raccolta), la sua trepidazione di palpiti e moti del cuore che non scende mai nel sentimentalismo, ma è il sentire virile di una lucidità generosa (Muore lenta la notte, Sera), e infine, ed è il tratto pregnante del suo fare poetico, la sua passione per la vita e per tutto ciò che vive (Terra, Amare), anche quando la vita è umiliata e ferita dal male (Alzheimer), lo collocano di fatto e di diritto tra i poeti più significativi dell’ultima generazione.

                                                                                      Ilaria Celestini

Brescia, 16 Novembre 2014